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Té verde, funziona o no nel tumore alla prostata?

Foglie di té verdeIl confine tra la ricerca di nuove molecole di sintesi chimica e la ricerca dell’efficacia terapeutica delle sostanze naturali è sempre meno chiaro e definito e gli studi a disposizione anziché chiarirci le idee, ce le annebbiano.

E’ di oggi la notizia che il té verde, la bevanda sempre più usata per i suoi effetti salutistici, riduce drasticamente il rischio di tumore alla prostata secondo uno studio prospettico svoltosi tra il 1990 e il 2004 dal Centro Nazionale Anticancro di Tokyo.

Grazie al suo contenuto di polifenoli, la pianta agisce sia nella prevenzione che nell’avanzamento dei tumori alla prostata e al seno.

Però non tutta la ricerca è d’accordo.

Una  del 2003 del North Central Cancer Treatment Group ha infatti evidenziato una scarsa attività antineoplastica.

Un’altra riporta che addirittura il té verde interferisce inaspettatamente con il bortezomib, un farmaco antitumorale per il mieloma multiplo (University of Southern California).

Da questi studi discendono due considerazioni: la prima che comunque sia, il té verde e le sostanze naturali hanno una dignità di molecole attive sia dal punto di vista terapeutico che non, e tali vanno considerate; la seconda è che la ricerca non è mai oggettiva e dipende sempre dal risultato che si vuole ottenere.

Occorrerebbe sapere non solo gli esiti positivi, ma anche quelli negativi, perché aggiungono comunque un tassello alla conoscenza degli effetti e poi ancora bisognerebbe avere più chiari per esempio i criteri con i quali vengono eseguiti gli studi, i parametri di riferimento, le situazioni cliniche dei pazienti.

Ma forse è chiedere troppo e gli interessi di chi commissiona una ricerca, gli esiti della stessa, gli interessi di mercato e quelli dei pazienti non coincidono quasi mai.

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