Resistenza antibiotica

Resistenza antibiotica: come evitarla in 5 mosse

Antibiotico, che il suo significato sia contro la vita è chiaro, ma sino ad ora si intendeva la vita del batterio. Adesso il pericolo è che diventi contro la nostra vita. Già perché il germe si è assuefatto e modificato con l’uso scorretto e l’abuso di antibiotici e ne è diventato resistente.

L’Italia si colloca al quarto posto in Europa, dopo Francia, Grecia e Cipro, per il loro consumo. L’Istituto Superiore di Sanità, insieme con il Ministero della Salute, ha promosso una campagna nazionale: antibiotici sì, ma con cautela.

È veicolata da vari mezzi di informazione e articolata in 5 punti, che sono:

  • non assumere antibiotici per raffreddore o influenza
  • prenderli solo dietro prescrizione medica
  • seguire le modalità e i tempi di somministrazione
  • non interrompere il trattamento
  • non cambiare spontaneamente antibiotico.

Ben detto! Tutte giuste le affermazioni, ma tranne i punti che riguardano l’adesione alla terapia dei pazienti, gli altri interessano maggiormente gli operatori sanitari.

Un sondaggio dell’AIFA (Agenzia Italiana del FArmaco) riporta che il 40% del campione non termina la terapia e questo è un fattore che aggrava la resistenza.

In primo luogo sono i medici i responsabili della scelta dell’antibiotico e poi i farmacisti, responsabili della dispensazione solo dietro presentazione di ricetta medica.

Il sondaggio dell’AIFA riporta anche che il 29% del campione intervistato lo assume per l’influenza e il 14% per guarire il raffreddore. Ma i cittadini dove lo reperiscono? Nei supermercati o al mercato nero? O ai mercati di quartiere?

Qualcuno lo prescriverà: pediatri, medici di famiglia, forse un consiglio in più per prescrivere un antibiotico in meno sarebbe d’aiuto per combattere i nuovi superbatteri!

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