Ormoni in menopausa

Ormoni in menopausa, più rischi che benefici

La notizia, pubblicata sul prestigioso “Journal of the American Medical Association” (Jama), è arrivata come una bomba nel mondo medico americano: uno studio che valutava l’impatto della terapia ormonale sostitutiva per le donne in menopausa e che coinvolgeva 16.000 donne sane americane è stato sospeso dopo cinque anni perché si è visto che i rischi erano superiori ai vantaggi. In particolare, i rischi di tumore al seno e di infarto erano statisticamente significativi (26 per cento in più di rischio per il tumore alla mammella, 29 per cento per l’infarto, 41 per cento di ictus) e non giustificavano più la riduzione di rischio per altri aspetti di salute (fratture, trombosi, tumori colorettali). Prima di spaventarsi, bisogna però sapere che queste percentuali si traducono in numeri assoluti molto bassi: una trentina di casi ogni diecimila donne che prendono la terapia per un anno.

Le terapie ormonali per prevenire malattie cardiovascolari osteoporosi sono nate sulla base di cosiddetti studi osservazionali: si è visto cioè che le donne trattate con ormoni sembravano affrontare meglio il periodo post menopausa. Ma già qualche anno fa era scattato un campanello di allarme. Il primo studio clinico rigoroso su donne che avevano subito l’infarto dimostrava che i vantaggi sbandierati soprattutto dalle case farmaceutiche non c’erano. Iniziava allora un secondo, grande studio clinico con criteri scientifici rigorosi, proprio quello che è stato sospeso l’altro giorno. Non tanto, per la verità, perché vi sia un gran rischio in termini di tumori, infarti o ictus, ma perché i vantaggi in termini di minori fratture o minore incidenza nel tumore al colon sono così piccoli da non compensare i rischi. Insomma, la terapia, costosissima, non varrebbe la candela. Ma perché gli studi osservazionali avrebbero dato un altro risultato? Scrive Gina Kolata sul New York Times: “Molti sono stati impressionati dai dati degli studi osservazionali nei quali le donne che prendevano estrogeni venivano comparata con quelle che non lo facevano. Il problema di questi studi, tuttavia, è che le donne che decidono di prendere estrogeni tendono ad essere differenti da quelle che non li prendono. Sono in partenza più sane, magra e meno propense a fumare. La questione è: gli estrogeni fanno le donne più sane, o le donne più sane prendono estrogeni?”

Certo, le terapie ormonali utilizzate nello studio bloccato l’altro giorno e in genere negli Stati Uniti hanno dosaggi più massicci e sostanze diverse da quelle utilizzate in Europa. Coma spiega il professor Riccardo Genazzani, docente di ginecologia all’Università di Pisa ed ex presidente della Società internazionale di menopausa, “in Europa si utilizza un dosaggio complessivo di circa 300 milligrammi contro gli oltre 6000 della sperimentazione e soprattutto si utilizza un tipo diverso di progestinico”: Per Genazzani “anni di pratica ci dicono che le donne stanno decisamente meglio con questa terapia”. Ed è questa in qualche modo la linea “contro shock” tenuta anche dai medici americani. Ma per ora i commentatori – compreso un editoriale sul Jama – sembrano convinti che l’utilizzo di massa degli ormoni per i guai della menopausa è, ormai, vicino al capolinea.

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