le endorfine e lo sport

Non sono i farmaci la nostra felicità

Un altro mito dei nostri anni, il fitness, cade sotto i colpi dello studioso Ronald Dwarkin, perchè messo sotto accusa nel libro Felicità artificiale. Il lato oscuro del benessere (Tropea Editore).

Altro che produzione di endorfine, la nostra droga fisiologica, prodotta dal cervello stimolato dal movimento e dalla pratica dello sport a go go, come aveva sostenuto negli anni ’80 la biologa Candace Pert, ora arriva il riscatto dei pigri e degli amanti della vita sedentaria, e degli oppioidi (le endorfine) pare proprio che non ce ne sia un incremento in chi si butta anima e corpo nelle palestre!

Lo sport sgombra la mente semplicemente perché è la cultura del fitness a dare soddisfazione, ovvero è il traguardo raggiunto e il risultato ottenuto che ci fanno stare bene.

Anche un’altra ricerca americana dell’Università di Pittsburgh ha in fondo rivelato una cosa simile, cioè che l’ottimismo aiuterebbe a vivere meglio e più a lungo, e chi trova il lato positivo in ogni evento è un vero saggio oggi!

Che sia una svolta e una nuova tendenza nella ricerca della mitica felicità nel terzo millennio?

Magari fosse vero!

Proprio negli anni nei quali invece la felicità coincide con uno standard sempre più dipendente dalla medicalizzazione della vita. Ovvero ci viene imposto dai medìa il raggiungimento della felicità attraverso il ricorso agli psicofarmaci (Prozac, Zoloft, Xanax) non a scopo terapeutico, ma per avere e sentire una vita migliore.

Psicofarmaci e droghe sono ottimamente definiti come brain styling, cioè styling per il cervello, cosmetici per l’umore (Storia della Felicità – Darin Mc Mahon).

E’ così che il Prozac, capostipite di una categoria di antidepressivi molto usata, gli SSRI (inibitori della riassorbimento della serotonina) è diventata la pillola della felicità.

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