Mammografia 50 anni

Mammografia, utile soprattutto dopo i 50 anni

Mammografia: sì, no, quando?

Quello della mammografia come strumento di diagnosi precoce per la prevenzione delle morti per tumore del seno, sembra un dibattito ancora lontano dal placarsi. Uno dei punti chiavi ancora riguarda l’età delle donne a cui devono indirizzarsi i programmi di screening mammografico di popolazione. Infatti se la stragrande maggioranza degli esperti è d’accordo sul beneficio per le donne d’età superiore a 50 anni, l’eventuale coinvolgimento delle donne più giovani, fra i 40 e i 49 anni, suscita svariate perplessità.

All’interno di questo complesso puzzle arrivano due nuovi lavori pubblicati a settembre sulla rivista scientifica “Annals of Internal Medicine”: il primo riassume i risultati di un vasto studio condotto in Canada su oltre 50mila donne di età compresa fra i 40 e i 49 anni. Quello che appare è che in questa fascia di età la mammografia non è in grado di modificare la mortalità per tumore alla mammella. Il secondo studio invece racchiude le nuove raccomandazioni della US Prevenive Service Task Force per gli screening mammografici, in sostanza le linee guida per gli Stati Uniti: l’esame accurato degli studi a disposizione, ha portato gli esperti statunitensi a raccomandare la mammografia per le donne dai 40 ai 69 anni, pur ammettendo che l’efficacia di questo strumento come misura preventiva in realtà aumenta con l’età della donna. Come porsi, dunque, di fronte a questi nuovi risultati scientifici? (?)

“Quando si interviene a livello collettivo – spiega Marco Zappa, del Cspo, il Centro per lo studio e la prevenzione oncologica di Firenze – come succede in un programma che invita attivamente le donne a sottoporsi a uno screening, bisogna valutare, oltre a ovvie considerazioni di costi/efficacia, anche i possibili effetti negativi dell’intervento.

Per esempio, l’ansia da falsa positività, la diagnosi e il trattamento chirurgico di lesioni totalmente benigne. Una simile incertezza sul possibile bilancio fra gli effetti positivi e effetti negativi non ci permette, almeno per ora, di programmare screening di popolazione per la fascia di età più giovane, così come avviene dopo i 50 anni, dove i benefici superano sostanzialmente gli effetti negativi”.

“Bisogna fare una distinzione fra la medicina di popolazione, cioè gli screening, e la medicina che si fa sulla paziente – aggiunge Giovanni Scambia, professore di ginecologia oncologica all’Università Cattolica di Roma.

Io credo alla mammografia effettuata da mani esperte in associazione all’ecografia fra i 40 e i 50 anni, mentre oltre i 50 anni credo alla mammografia. E’ bene che le donne chiamate in un programma vi aderiscano. Viceversa le pazienti che non sono inserite in programmi di questo tipo devono avere un punto di riferimento in un medico che le segua, e che darà le indicazioni in base alla sua esperienza, al caso clinico, all’eventuale familiarità con la patologia”.

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