Psicofarmaci

Quando gli psicofarmaci si travestono da farmaci

Dopo la notizia che lo Strattera (inibitore del riassorbimento della noradrenalina) è tossico per il fegato, c’è quella dell’analisi pubblicata su Pediatrics e curata dal Center for Drug Evaluation and Research della Food and Drug Administration (FDA), che ha riscontrato l’aumento del rischio di allucinazioni in bambini trattati con psicostimolanti nei quali è stata diagnosticata la sindrome da deficit dell’attenzione (ADHD).

Non è una novità: un opuscolo informativo preciso e dettagliato, che mi era stato consegnato sotto Natale dall’Associazione Perchè non accada, descrive chiaramente tra i numerosi effetti collaterali del metilfenidato,tra gli psicofarmaci più usati, noto come Ritalin, anche questo.

Quante cavie e vittime infantili saranno ancora necessarie per mettere al bando simili farmaci?

Il metilfenidato, molecola degli anni ’50, usata dagli studenti americani negli anni ’60, una volta uscita dalla porta è rientrata dalla finestra.

Una finestra spalancata sul mondo dell’infanzia e dei bambini, che diventano un bacino di utenza di esclusivo interesse economico al quale attingere per somministrare psicofarmaci, ma che invece sono esclusi dalla grande ricerca farmacologica e per i quali tante terapie non hanno un approccio adeguato al loro essere.

Il paradosso è che ci preoccupiamo per i nostri figli che usano le amfetamine come droghe da sballo insieme ad altri mix chimici, facciamo controlli nella loro urina con test acquistabili in farmacia, alla ricerca dei metaboliti; ci scandalizziamo giustamente per le facili cure dimagranti con anoressizzanti contenenti un’altra amfetamina, la fendimetrazina (Striscia la notizia gli ha dedicato diverse puntate).

Poi però li somministriamo come cura per i disturbi dell’attenzione ai nostri piccoli, in età scolare.

E di alcuni di loro la voce non la possiamo più sentire.

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