Cos’è L’obesità

Cos’è L’obesità

L’eccesso ponderale è un problema sociale di notevole proporzione tanto che nel 2016, secondo le proiezioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità, 2,5 miliardi di persone adulte saranno sovrappeso e di queste 700 milioni saranno obese.

Gli Standard Italiani per la Cura dell’obesità – SIO-ADI 2012/2013, una sorta di Linee guida sull’obesità, riportano i dati dell’Organizzazione mondiale della Sanità i quali sottolineano che l’86% delle morti in Europa e in Italia sono determinate da patologie croniche aventi tra i fattori di rischio anche la scorretta alimentazione e l’inattività fisica.

Queste due condizioni sono alla base del sovrappeso e dell’obesità nei paesi occidentali così come in quelli in via di sviluppo e la cui incidenza assume proporzioni a livello epidemico.

Solo per citare qualche dato in Europa il sovrappeso e l’obesità sono responsabili di circa l’80% dei casi di diabete tipo 2, del 55% dei casi di ipertensione arteriosa e del 35% di casi di cardiopatia ischemica. Tutto ciò si traduce in 1 milione di morti l’anno e 12 milioni di malati l’anno.

Pertanto è realistico affermare che l’obesità non solo riduce l’aspettativa di vita ma, essendo una patologia cronica multifattoriale, è anche di difficile trattamento se non attraverso l’intervento plurispecialistico e integrato di più figure professionali.

Infatti si conviene da più parti, operatori del settore e utenti, che un approccio unidirezionale come, per esempio, seguire esclusivamente la dieta non è sufficiente per ottenere risultanti significativi in termini di dimagrimento e, soprattutto, questi difficilmente saranno conservati nel tempo se non viene affiancato un razionale e efficace programma di attività fisica.

I dati su obesità

Secondo il Rapporto annuale ISTAT 2012 gli italiani sono sempre più sedentari. Negli ultimi otto anni la percentuale di persone a rischio obesità è cresciuta dal 4% al 40,1%, soprattutto tra 14 e 34 anni mentre la maggiore incidenza di persone sovrappeso è tra 66 e 74 anni (62,2%).

I dati statistici su scala nazionale riportano che il sovrappeso conta su una popolazione di 16.5 milioni di abitanti mentre l’obesità su 5.5 milioni di abitanti.
Dei sovrappeso il 34% ha un’età superiore ai 18 anni mentre degli obesi il 14% ha un’età superiore ai 40 anni.

A livello nazionale la Campania ha il record di incidenza del fenomeno con 700.000 casi di obesi e 2.000.000 casi di sovrappeso tra i 35 e i 74 anni e il triste record di incidenza infantile con 28% dei casi in sovrappeso e 21% dei casi di obesi (in totale un bambino su tre) come emerso dall’Indagine Okkio alla salute 2010 del Ministero della salute.

Le cause di obesità

L’obesità è comunemente causata da una combinazione di eccessivo apporto calorico, mancanza di attività fisica e predisposizione genetica.
Anche se talvolta le cause sono principalmente genetiche, endocrine, da assunzione di farmaci o derivanti da malattie psichiatriche e disturbi psicologici causati dal tipo di ambiente familiare e/o sociale in cui l’individuo vive.

Gli Effetti

Le ricadute dell’obesità sull’organismo sono di varia natura e coinvolgono i grandi sistemi come l’apparato cardiaco, circolatorio, respiratorio, neuro-endocrino, muscolo-osteo-articolare, nervoso centrale e periferico favorendo l’insorgenza di malattie cardiovascolari e cerebropatiche, ipertensione arteriosa, diabete, ipertrigliceridiemia, ipercolesterolemia, osteoartrite/artrosi, depressione.

Come si misura

L’obesità è una condizione medica in cui si è accumulato del tessuto adiposo in eccesso nella misura in cui può portare ad un effetto negativo sulla salute dell’individuo.

L’obesità si definisce tramite l’indice di massa corporea (IMC), un valore che mette a confronto peso e altezza, definendo le persone in sovrappeso (se il loro IMC è compreso tra 25 e 30 kg/m2) e obese quando è maggiore di 30 kg/m2.

L’IMC o BMI (dall’inglese body mass index) viene calcolato dividendo il peso del soggetto per il quadrato della sua altezza, di solito espressi in metri.

L’approccio terapeutico

Dieta, esercizio fisico, approccio psicologico, consulenze mediche specialistiche, sono le basi per la terapia preventiva e curativa contro l’obesità.

E’ di particolare importanza una corretta alimentazione, che riduca gli alimenti ricchi di calorie, come quelli ad alto contenuto di grassi e zuccheri, e che aumenti l’apporto di fibre alimentari.
In circostanze particolari, come nei casi di insuccesso dietologico, possono essere prescritti farmaci anti-obesità che funzionano riducendo l’appetito o inibendo l’assorbimento del grasso.

Nei casi più gravi, come stabilito delle linee guida internazionali per la terapia dell’obesità nella “Consensus Development Conference del National Institutes of Health” (1991), ove l’IMC superi il valore di 40 o quando sia compreso tra 35 e 40 ma ci sia contemporanea presenza di fattori di rischio, si può ricorrere alla chirurgia bariatrica, ad esempio inserendo un palloncino intragastrico in grado di ridurre il volume dello stomaco o mediante interventi chirurgici di tipo gastrorestrittivo o malassorbitivo, dando un senso di sazietà precoce e una ridotta capacità di assorbire i nutrienti dal cibo ingerito.

L’attivita fisica

Altro discorso è invece l’attività fisica che riveste particolare importanza nel contenimento/riduzione della massa grassa dell’obeso. Diciamo subito che per l’obeso risulta particolarmente faticoso e psicologicamente impegnativo sottoporsi ad un programma di attività fisica. E le motivazioni sono diverse.

Innanzitutto l’obiettiva “fatica” in quanto movimentare 130, 150, 170 chili non è agevole biomeccanicamente e funzionalmente parlando. L’eccesso ponderale determina un adattamento generale dei grandi sistemi da quello cardiaco a quello respiratorio e circolatorio fino a quello osteo-articolare e muscolare. Il corpo diventa uno “scafandro”, un fardello da portarsi dietro con le sue risposte prestazionali anomale e limitate. Anche le semplici attività di vita quotidiana, come salire e scendere la scale o entrare e uscire dalla macchina, mancano di fluidità e scioltezza a causa dell’insufficiente elasticità.

Muoversi è motivo di disagio psicologico, il movimento in generale viene solitamente vissuto come una situazione non proprio elegante. In alcuni contesti poi si acuisce in modo particolare fino a diventare motivo di autoesclusione sociale. Quante volte si è cominciata la palestra per poi abbandonarla presto perché osservati continuamente dagli altri? E l’imbarazzo di non sentirsi adeguati in un ambiente dove regna sovrana la cultura dell’apparire, dell’immagine?

Consideriamo anche le problematiche legate all’ attività fisica scatenanti dolore, se si pensa alle tipiche ripercussioni osteo-articolari-muscolari. Ogni volta che si ricomincia un’attività fisica dopo un periodo di inattività è doloroso, ma per l’obeso è significativamente maggiore a causa dell’importante componente del sovraccarico e il conseguente deficit di ipomobilità.

Situazioni ortopediche, solitamente presenti nell’obeso, di tipo degenerativo e/o traumatico come per esempio osteoartrite al ginocchio, artrosi polidistrettuale, lussazione d’anca, mialgie, tendiniti, mal di schiena, alterazioni posturali o deviazioni assiali in varo/valgismo delle anche, ginocchia, piedi sono fortemente sollecitate durante l’attività fisica e pertanto sono fonte di insorgenza o aumento della sintomatologia algica.
Per l’obeso bruciare calorie con l’attività fisica diventa non facile in queste condizioni, anzi. E’ scientificamente riconosciuto che il metodo migliore per dimagrire è praticare attività fisica di tipo aerobico, un’attività cioè capace di produrre dispendio energetico a basso lavoro cardiaco con frequenza di 60-70 battiti/min.

Tra le più efficaci attività motorie con queste caratteristiche tecniche c’è il cammino a ritmo sostenuto, la ginnastica aerobica e la corsa. Ma esse sono solitamente controindicate per l’obeso a causa del considerevole impatto che hanno sulle articolazioni e sulle parti molli.

Quindi si è costretti a rifugiarsi in attività “in scarico”, dove cioè viene azzerato il sovraccarico ponderale sul sistema muscolo-scheletrico, ma che tecnicamente sono meno produttive in termini di consumo calorico e, talvolta, meno attraenti. Si pensi alla cyclette, al nuoto, alla pesistica leggera, agli esercizi a corpo libero eseguiti singolarmente o in gruppo.

Ma quante calorie è possibile bruciare con queste attività? Solitamente non molte, e da qui la percezione dell’insuccesso, nonostante la tanta fatica profusa e l’impegno costante per tanto tempo.
Pertanto l’obeso si autoconvince che non è possibile cambiare la situazione, che la sua è una condizione irreversibile, che niente e nessuno possono risolvere il suo problema. Alla fine ci si arrende e prevale forte la depressione, ci si convince che bisogna rinunciarci perché tutto è inutile. E allora si ricomincia a mangiare, magari con un po’ di attenzione, ma si riprende lo stesso ritmo di prima. E si abbandona anche quell’attività fisica svolta finora perché alla fine ritenuta “stressante”.

In pratica è un circolo vizioso dal quale non se ne esce più, il problema è sempre irrisolto. Non solo, ma più passa il tempo e più emergono nuove problematiche cliniche correlate all’obesità come la patologie cardio-circolatorie-respiratorie, cerebrali, il diabete, e quelle ortopediche.

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