Il bacio non e piu un apostrofo rosa messo

Il bacio non è più un apostrofo rosa messo tra le parole t’amo

Si avvicina San Valentino ed allora parliamo dell’unico autentico accessorio dell’amore, il bacio.

Ne hanno sempre parlato tutti, in tutti i tempi, nelle poesie, nei romanzi, nelle canzoni, nei film ed anche la Scienza se ne è occupata nell’unico modo in cui lo sa fare, vivisezionandolo e riconducendolo ad una reazione chimica, muscolare e nervosa.

Infatti, studi condotti dal Lafayette College in Pennsylvania, citati dal Sunday Telegraph di Londra, dicono che i baci producono complessi mutamenti ormonali: il livello di cortisolo, ormone dello stress, cala quando ci si bacia, mentre l’ossitocina, considerato anche agente biologico dell’innamoramento, aumenta.

Questo scambio, secondo gli scienziati, è determinato da ferormoni, sostitutivi stimolanti che si troverebbero nella saliva.

I ferormoni hanno influenza sui rapporti tra i mammiferi di sesso diverso, mentre nell’uomo e nella donna è difficile individuarli, perché non dispongono di organi deputati al loro rilevamento.

Helen Fisher, docente di antropologia alla Rutgles University, crede che baciarsi possa determinare benefici effetti sulla salute in generale, perché la condivisione dei germi rafforza il sistema immunitario.

Il bacio può unire, ma può anche dividere, come rivela una ricerca commissionata da Match.com, uno dei siti di incontro online: delle 1.300 persone intervistate, una su quattro afferma di avere chiuso la relazione per incapacità del partner di baciare.

Il bacio migliore, quello che si dà lentamente e con gli occhi chiusi, stimola una serie di reazioni che comportano il rilascio di endorfine, l’accelerazione del battito cardiaco fino a 150 battiti al minuto e l’attivazione di 29 muscoli, 12 per le labbra e 17 per la lingua.

Comunque sia, è romantico e sentimentalmente più salutare pensare al bacio come simbolo di attrazione, di passione, di amore e continuare a credere, al di là della pura reazione chimica, che sia un istante di infinito che fa un ronzio d’ape (Cirano de Bergerac).

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