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Angiotensina, elisir di lunga vita, ma è davvero un bene?

Cent’anni, un secolo, 36.500 giorni è il traguardo al quale mira la ricerca scientifica per comprendere la longevità. Ed alcuni esperimenti sono già attivi per scoprire qual è il segreto della lunga vita dei nostri grandi vecchi.

La pressione bassa è una caratteristica comune, ma ci sono anche elementi di genetica: lo studio dell’Istituto Mario Negri di Bergamo, pubblicato sul Journal of Clinical Investigation, ha trovato un legame fra l’ormone angiotensina II e la durata dell’esistenza.

Questo ormone, infatti, riduce l’azione dei 2 geni della longevità, Nampt e Sirtuina, spiega Ariela Benigni, responsabile del dipartimento di medicina molecolare dell’Istituto.

L’angiotensina II è oggi ben conosciuta come regolatore del tono dei vasi sanguigni ovvero della pressione arteriosa e i topi,geneticamente modificati, oggetto della ricerca, hanno allungato la vita del 30% una volta privati di uno dei due recettori dell’ormone.

Ma la notizia buona è che le sostanze che bloccano l’azione dell’angiotensina II, legandosi ai suoi recettori, esistono già in commmercio e sono attualmente usate contro l’ipertensione, con pochi effetti collaterali.

Che si sia davvero trovato l’elisir di lunga vita?

Se così fosse avrebbe però un duro impatto con la nostra società: è strano pensare di allungare clinicamente la vita, se poi le condizioni economiche e sociali non consentono di condurla dignitosamente; le pensioni dei nostri anziani non fanno fronte ai costi quotidiani, cure e terapie comprese.

E’ strano pensare di vivere fino a cent’anni quando a 40 si è tagliati fuori dal mercato del lavoro. E’ strano pensare di vivere fino a cent’anni quando la solitudine avanza e attanaglia chi percepisce la fatica di vivere senza il conforto dei familiari e degli amici, e senza la minima assistenza.

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